SOVRAPPESO E OBESITÀ

ATTENZIONE: in questi casi perdere peso diventa una necessità perché cresce la predisposizione al rischio di complicanze quali ipertensione, intolleranza al glucosio, diabete, patologie cardiovascolari, ipertrigliceridemia, iperuricemia e certi tipi di cancro (colon, mammella).

Nella valutazione dell’obesità non bisogna solo quantificare l’eccesso ponderale ma anche valutare la distribuzione del tessuto adiposo.

Per valutare in modo rapido se il paziente è in sovrappeso il medico si avvale del BMI e della circonferenza della vita per conoscere la quantità di grasso viscerale.

BMI (Body Mass Index significa Indice di massa corporea) è ottenuto dal rapporto tra il peso e l’altezza al quadrato.

Per esempio: se il peso del paziente è di 70 kg e l’altezza 172 cm, il BMI sarà: 

70 : (1,72 x 1,72) = 23,66

BMI=KG/M2
  UOMINI DONNE
Valori normali 19,5-24,5 18,5-23
PER VALORI SUPERIORI SI SARÀ IN PRESENZA DI SOVRAPPESO O DI OBESITÀ
Sovrappeso 24,5-30 24-29
Obesità media 30-40 29-40
Obesità grave valori > 40 valori > 40

Il termine sovrappeso indica un incremento del peso corporeo oscillante tra il 10 e il 20% rispetto al peso ideale dell’individuo. Quando l’aumento ponderale supera il 20% del peso ideale si inizia a parlare di obesità.

Perché si ingrassa? Il benessere offre maggiori possibilità di nutrirsi, quindi un sovrappiù di calorie a scapito della qualità dei cibi. Nella maggior parte delle persone che combattono contro il peso eccessivo, la causa dell’aumento ponderale è un apporto calorico superiore a quello consumato dall’organismo.

La lotta contro il sovrappeso diventa quasi una necessità in quanto, in caso di obesità, cresce la predisposizione al rischio di complicanze quali ipertensione, intolleranza al glucosio, diabete, patologie cardiovascolari, ipertrigliceridemia, iperuricemia e certi tipi di cancro (colon, mammella). Nella valutazione dell’obesità non bisogna solo quantificare l’eccesso ponderale ma anche valutare la distribuzione del tessuto adiposo nei distretti corporei.

In particolare si è visto che la distribuzione di grasso a livello viscerale, o intraddominale, è maggiormente associata alla prevalenza di diabete, ipertensione e ipercolesterolemia (tutti fattori di rischio di vascolopatia), particolarmente evidente nei giovani adulti.

Inoltre l’eccesso ponderale è associato a un aumento della mortalità sia per l’uomo sia per la donna. L’intervento dietoterapeutico può essere sufficiente a prevenire e a normalizzare quei parametri altrimenti modificabili solo con la prescrizione di determinati farmaci.

I danni dell’obesità viscerale.

Attenzione: è pericolosa perché arrivano più grassi al fegato, più insulina in circolo, maggiore rischio di ipertensione.

Nell’obesità viscerale si manifesta un maggiore afflusso, direttamente al fegato, di acidi grassi liberi (FFA). Questi sono il prodotto di degradazione dei trigliceridi: affluendo al fegato, determinano una riduzione della degradazione epatica( clearance) dell’insulina, con un suo conseguente aumento a livello del sangue (iperinsulinemia). Ciò causa un aumento delle LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) e una diminuzione delle HDL (colesterolo “buono”), che può successivamente dare origine a una insulino-resistenza con propensione al diabete. L’iperinsulinemia causa ipertensione perché determina un aumento del sodio corporeo scambiabile, dovuto a un’alterata secrezione e resistenza al peptide atriale natriuretico (ormone secreto a livello della parete atriale del cuore). Questo spiega perché la persona obesa, anche se riduce il sale da cucina, non ha grossi miglioramenti rispetto alla pressione, ma deve ridurre il peso.

ATTENZIONE alla pressione sanguigna!

La persona obesa ha cellule adipose più grosse, che rendono la circolazione sanguigna più difficile. Il volume di sangue in circolo, di conseguenza, aumenta e ciò può far salire sia la pressione massima sia la minima in quanto si determina una maggiore resistenza sanguigna al ritorno venoso.

Obesità: L’obesità è classificata a seconda della distribuzione del grasso a livello corporale (androide o ginoide) e delle cause all’origine della sua comparsa (essenziale o endocrina). Nell’uomo l’obesità è sempre androide (la cosiddetta forma a “mela”), nella donna può essere ginoide (la cosiddetta forma a “ pera”).

Obesità essenziale o endocrina: per quanto riguarda le cause d’insorgenza, l’obesità può essere essenziale (o primaria) oppure endocrina (o secondaria).

Il fattore genetico: Un ruolo molto importante è dato dalla predisposizione genetica a sviluppare l’eccesso di peso.

Il benessere: La causa prima dell’obesità sembra essere il maggior benessere presente nei paesi industrializzati. La migliore qualità della vita costituisce indubbiamente un fattore di rischio. Una vita sedentaria, dovuta al tipo di lavoro svolto o, più semplicemente, a pigrizia, comporta un minore consumo energetico e predispone quindi l’organismo ad accumulare depositi di grasso.

Le abitudini alimentari: Secondo recenti studi, si è constatato che nelle famiglie delle persone che accusano problemi di sovrappeso le quantità di cibo consumate sono più abbondanti e che spesso frutta e verdure sono bandite dalla tavola. Non va comunque trascurato il fatto che, di frequente, la maggior ingestione di alimenti ha come causa scatenante una forte tensione dovuta a fattori emotivi difficili da controllare, quali per esempio, il nervosismo, la noia, la gioia o l’ansia.

I RISCHI PER LA SALUTE LEGATI AL SOVRAPPESO

Chi è in sovrappeso va soggetto con maggiore frequenza a malattie cardiovascolari, come l’arteriosclerosi e la trombosi arteriosa, oltre che all’ipertensione, ciascuna delle quali può essere influenzata dall’alimentazione.

Malattie cardiovascolari: Il colesterolo è un grasso che, se presente nel sangue in eccesso, tende a depositarsi sulle pareti arteriose, formando la placca arteriosclerotica.

Ipertensione: Un peso corporeo elevato ha un effetto significativo sull’ipertensione. Essa è un elevato rialzo pressorio, e la diagnosi è confermata quando la media di due diastoliche (pressione minima) rilevate in due visite susseguenti è di 90 mm Hg o più, oppure quando la sistolica, cioè la pressione massima, è superiore a 140 mm Hg.

Smettere di fumare: La pressione arteriosa aumenta di 10 mm Hg in 15 minuti dopo aver fumato due sigarette. Negli ipertesi il fumo aumenta di dodici volte il rischio di infarto; di conseguenza la sua sospensione ne riduce il rischio.

Non assumere più di due caffè al giorno a distanza di 10 ore: Un caffè può causare un rialzo pressorio di 10 mm Hg per due ore.

Diabete: L’obesità è fortemente correlata anche al diabete, che rappresenta un ulteriore rischio di patologia coronarica.

Calcolosi: l’obesità, oltre a predisporre all’ipercolesterolemia e all’ipertrigliceridemia, si associa a un’altra patologia, i calcoli di colesterolo alla cistifellea, raddoppiandone il rischio di insorgenza. L’ipernutrizione, infatti, favorisce la sintesi del colesterolo, e quello in eccesso viene escreto ed eliminato attraverso le vie biliari.

GLI ORGANI CHE SOFFRONO DI PIÙ A CAUSA DELL’OBESITÀ.

Accanto alle patologie suddette, inoltre, l’aumento di peso causa uno sforzo maggiore e, di conseguenza, un maggiore logoramento dei seguenti organi.

Cuore: Nel soggetto in sovrappeso il muscolo cardiaco deve lavorare di più perché maggiore è la massa corporea da irrorare. Le pareti interne dei vasi sanguigni opporranno maggiore resistenza e lo sforzo del cuore aumenterà, causando un rialzo sia della pressione minimia sia di quella massima.

Ossa: Le ginocchia e la colonna vertebrale di una persona obesa risentono enormemente dello sforzo al quale sono sottoposte quotidianamente per sostenere un peso di molto superiore a quello previsto costituzionalmente.

Pelle: Le pieghe cutanee e le zone di sfregamento potranno andare soggette a dermatiti, che si manifesteranno con arrossamenti e prurito.

Pancreas: La quantità di insulina che viene normalmente prodotta da questo organo per regolare i tassi di glucosio nel sangue risulterà insufficiente a causa dell’aumentata massa di tessuto adiposo, e ciò potrà favorire l’insorgenza del diabete.

Cistifellea: Nei soggetti obesi i calcoli alla colecisti tendono ad aumentare del 20% rispetto agli individui normopeso di pari età.

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE.

Chi si accorge di non riuscire più a controllare la propria fame nervosa, riconoscendo la descrizione di alcuni disturbi nelle definizioni delle malattie elencate di seguito, è opportuno che si rivolga a un medico specializzato nel trattamento delle disfunzioni alimentari, sia questi uno psicologo, uno psichiatra o un nutrizionista. Si tenga presente comunque, che il medesimo soggetto può alternare periodi di anoressia ad altri di bulimia.

I disturbi del comportamento alimentare comprendono:

  1. anoressia nervosa;
  2. bulimia nervosa;
  3. binge eating (B.E.D. ovvero binge eating disorder, “abbuffate compulsive”).

ANORESSIA NERVOSA. Nell’uomo è meno frequente che nella donna. È caratterizzata da un’eccessiva magrezza, dalla presenza di vomito autoindotto oppure, in alternativa, da digiuno ed esercizio fisico.

BULIMIA NERVOSA. La persona affetta da tale patologia può anche essere normopeso.

BINGE EATING. È definito anche “disturbo da alimentazione incontrollata” o “disturbo da abbuffate compulsive”. Chi ne è soggetto è sempre in sovrappeso.