Curiosità e Consigli utili

1 - DHA

Cos’è il DHA?

Il DHA è un acido grasso della famiglia degli Omega 3, è componente fondamentale del sistema nervoso centrale rappresentando l’85% dei fosfolipidi di membrana sia livello del cervello sia dell’apparato retinico. Il DHA è trasferito dalla madre al feto durante la gravidanza e durante l’allattamento, in quanto non possiede il corredo enzimatico necessario per la sua sintesi a partire dal precursore, l’acido linolenico.

Che ruolo svolge il DHA?

Il DHA svolge un ruolo fondamentale per il corretto sviluppo delle cellule del sistema nervoso centrale e della retina. Consente un miglior sviluppo e maturazione cerebrale e del tessuto retinico.

Cosa può comportare una carenza di DHA?

La carenza di DHA nella fase di sviluppo perinatale è associata a parti pretermine, a modificazioni irreversibili della crescita cerebrale, della capacità di apprendimento e dell’acuità visiva, con manifestazioni di deficit cognitivo-comportamentale nell’infanzia e più tardi, nei processi di differenziazione.

Perché si rende necessaria un’integrazione di DHA?

Perché la dieta nei paesi occidentali è sempre maggiormente sbilanciata verso gli omega 6 rispetto agli omega 3. Alcuni omega 6 come l’acido arachidonico (EPA) competono con gli omega 3 (DHA) e possono causare una sovrapproduzione di citochine infiammatorie (dolore localizzato). Il quantitativo di DHA giornaliero consigliato dagli esperti dell’Unione Europea è di 1,4 g. la settimana, pari a 200 mg al giorno.

2 - VITAMINA D

Favorisce la normale crescita e la dentizione, assicurando la fissazione del calcio nelle ossa. Una sua carenza altera la mineralizzazione delle ossa e può condurre a rachitismo in età infantile e portare ad una grande fragilità delle ossa in età adulta responsabili dell’osteomalacia spesso associata all’osteoporosi.

È importante perché aumenta l’assorbimento di calcio e fosforo nell’organismo. Aumenta la forza muscolare, sono stati scoperti dei recettori che captano la vitamina anche nel tessuto muscolare. Pare che aumenti la forza muscolare e la termogenesi. Aumenta le difese immunitarie.

Questa vitamina è presente nel latte, nel burro, nelle uova, nell’olio di fegato di merluzzo, nel tonno, e viene sintetizzata in seguito ad esposizione ai raggi solari.

3 - LA COTTURA ALLA GRIGLIA FA BENE?

L'eccessiva cottura alla griglia dei cibi, con parti bruciacchiate e il processo di affumicatura degli alimenti porta alla possibile formazione di sostanze chimiche cancerogene, gli idrocarburi policiclici.

4 - IL POLLINE PER COMBATTERE LA STANCHEZZA (astenia)

Vi consiglio 2 cucchiaini al giorno di polline fresco da assumere al mattino per combattere l’astenia (stanchezza) primaverile.
In questo periodo molti risentono del cambio climatico e questo integratore contiene molti principi attivi che aiutano a migliorare le facoltà psicofisiche dell’organismo.
Vi consiglio di visitare l’Abbazia di Praglia (Abano Terme) dove potrete trovare del polline fresco prodotto dai frati nel loro chiostro botanico.

LE PROPRIETA’ DEL POLLINE

• Stimola l’organismo e lo aiuta a prevenire le aggressioni microbiche, rafforzandone le difese

• Regolarizza le perturbazioni funzionali, riequilibrando i metabolismi fragili

• Ridona forza ai convalescenti, alle persone affaticate, indebolite e intossicate

• Combatte l’affaticamento intellettuale, la nevrastenia, l’astenia. Migliora il lavoro intellettuale e la memoria.

LA COMPOSIZIONE DEL POLLINE

Il polline allo stato fresco può contenere da 1 a 10 milioni di fermenti lattici per grammo, fermenti che hanno un benefico effetto sulla flora intestinale e il transito. Contiene anche fibre, che contribuiscono a regolarizzare le funzioni intestinali. A seconda della provenienza floreale, il polline contiene in diversa misura beta-carotene (che l’organismo trasforma in vitamina A), vitamine del gruppo B, vitamina E, vitamina C, minerali (calcio, zinco, magnesio e fosforo), flavonoidi e fitosteroli.
Il polline è una ricca fonte di selenio che contrasta l’azione invecchiante dei radicali liberi e in sinergia con la vitamina E tonifica i muscoli, inoltre grazie alla presenza della vitamina C aiuta a combattere infiammazioni e stress.

5 - MELATONINA

1) La melatonina è un ormone naturale prodotto dall’epifisi (ghiandola pineale), strutturalmente legata alla serotonina.

2) Da un punto di vista fisiologico, la secrezione di melatonina aumenta poco dopo l’esordio del buio, raggiunge il massimo tra le ore 2 e 4 del mattino e diminuisce nella seconda metà della notte.

3) Il disturbo del ritmo circadiano è stato correlato all’insorgenza sia di depressione che di insonnia.

4) La melatonina è anche associata ad un effetto ipnotico e ad un’aumentata propensione al sonno.

5) MELATONINA E SONNO

La melatonina è utilizzata con efficacia nei disturbi del sonno, in particolare nei disturbi caratterizzati da irregolarità nel ritmo sonno-veglia e in quei disturbi caratterizzati da una latenza nell’insorgenza del sonno.

6) MELATONINA E LIVELLI FISIOLOGICI

Livelli fisiologici di melatonina sono massimi nel bambino, raggiungendo il picco intorno ai 7 anni di età, diminuiscono progressivamente nell’adulto fino a ridursi drasticamente dopo i 50 anni.

S-ADENOSIL – L METIONINA

1) La S-Adenosil L-metionina (Ademetionina) è un amminoacido fisiologicamente presente a distribuzione pressoché ubiquitaria nei tessuti e nei fluidi dell'organismo, dove interviene in importanti processi biologici negli uomini e negli animali principalmente come coenzima e come donatore di metili (reazioni di transmetilazione).
L’Ademetionina può penetrare la barriera emato encefalica.

2) L’Ademetionina aumenta i livelli epatici di glutatione in pazienti affetti da malattie epatiche causate da alcol e non.

3) Il Glutatione, il più potente antiossidante nel fegato, è importante nella detossificazione epatica.

6 - Quali dolcificanti posso usare al posto dello zucchero?

Di solito consiglio due dolcificanti adatti anche ai diabetici, non cariogeni e ottimi anche per la preparazione dei dolci. Zero indice glicemico e zero calorie.
Eritritolo deriva dalla frutta con processi di fermentazione. Ha un potere dolcificante pari a circa il 70% rispetto allo zucchero da tavola. Si usa in combinazione con i glicosidi della stevia. Non hanno retrogusto di liquirizia. Tre grammi (0 calorie) dolcificano come dieci grammi di zucchero (40 calorie).

7 - TÈ VERDE

Quando le giornate sono piovose vi consiglio due tre tazze di tè verde al giorno, ricco di catechine, molecole antiossidanti e basi xantiniche che hanno effetti lipoitici (dimagranti). Non bisogna berlo dopo le 15 perchè può determinare insonnia e ipertensione.

8 - CURCUMA

La curcuma ricca di curcumina possiede proprietà anti-infiammatorie.
Studi clinici hanno dimostrato che la curcumina potrebbe avere un potenziale come agente terapeutico in malattie infiammatorie intestinali, nella pancreatite e nell'artrite. Aiuta anche a ridurre il giro vita, riducendo l'insulino resistenza.
Vi suggerisco di aggiungere un pizzico di curcuma nei minestroni, sulla carne e sul pesce.

9 - GRIFFONIA

Ha origine africana, i semi di questa pianta si caratterizzano per il loro contenuto di 5 – HTP ( 5-idrossitriptofano), precursore naturale della serotonina, uno dei neurotrasmettitori, la cui quantità diminuisce in situazioni di ansia e stress. Favorisce il tono dell’umore.
Aiuta a combattere la fame nervosa. Naturalmente i dosaggi vengono personalizzati dal medico specialista.

10 - CITRUS AURANTIUM

Contiene sinefrina la quale, grazie all’azione termogenica, agisce sul metabolismo del corpo accelerandolo.
La sua azione consiste nel permettere l’utilizzo di alcuni grassi di deposito prevalentemente nel tessuto adiposo. Questo integratore agisce anche sul senso di fame placandolo e sulla digestione migliorandola. Aumenta il metabolismo.
Attenzione a chi è iperteso perché aumenta la pressione arteriosa.

11 - I BENEFICI DEL MAGNESIO

Sistema nervoso
Distende i nervi. Benefico contro stress, nervosismo e mal di testa. Utile per la stanchezza mentale, aiuta a rilassarsi e a dormire bene.

Ossa e denti
Previene osteoporosi e artrite. Mantiene in salute i nostri denti e robuste le unghie.

Apparato femminile
Calma i dolori mestruali, riequilibrante durante la menopausa.

Apparato digerente
Regola la digestione. È utile per stipsi e diarrea e combatte la colite. Regola il metabolismo e diminuisce il livello di trigliceridi nel sangue. Mantiene alto il livello di colesterolo buono.

Apparato cardio-vascolare
Calmante per gli stati d’ansia, placa la tachicardia. Ha effetti positivi sulla ritenzione idrica.

Muscoli
Previene crampi, stanchezza e contratture.

Pelle
Purificante. Combatte infiammazioni cutanee e acne.

 

12 - PERCHÉ È GIUSTO SEGUIRE UNA DIETA DIMAGRANTE PERSONALIZZATA PER RECUPERARE IL PESO FORMA?

Da uno studio pubblicato su The Lancet emerge che sovrappeso e obesità si associano a un aumentato rischio non solo di morte prematura, ma anche di malattia coronarica, ictus, malattie respiratorie e cancro. «Nel complesso, l'eccesso di rischio per morte prematura, ossia prima di 70 anni di età, tra chi è in sovrappeso oppure obeso è circa tre volte maggiore negli uomini che nelle donne» esordisce Emanuele Di Angelantonio dell'Università di Cambridge, Regno Unito, autore principale dell'articolo, stimando che in media le persone in sovrappeso perdono circa un anno di aspettativa di vita, mentre le persone moderatamente obese ne perdono circa tre. Ma non è tutto.
(The Lancet 2016. doi: 10.1016/S0140-6736(16)30175-1)

Dimagrire aiuta a ridurre il rischio di diabete?
Dallo studio emerge che gli uomini obesi hanno probabilità molto maggiori delle donne obese di morire prematuramente, un dato coerente con il fatto che gli uomini obesi hanno una maggiore resistenza all'insulina e un rischio di diabete più alto delle donne. I ricercatori hanno raccolto informazioni sulle cause di morte in 3,9 milioni di adulti fra 20 e 90 anni arruolati in 189 studi svolti in Europa, Nord America o altrove.
(The Lancet 2016. doi: 10.1016/S0140-6736(16)30175-1)

Ridurre l'I.M.C (indice di massa corporea) nelle persone in sovrappeso allunga la vita?
«Partendo dal presupposto che l'associazione tra alto indice di massa corporea e mortalità sia in gran parte causale, la proporzione di morti premature che potrebbero essere evitate modificando lo stile di vita e riducendo il peso sarebbe di circa uno su 7 in Europa e uno in 5 in Nord America».
(The Lancet 2016. doi: 10.1016/S0140-6736(16)30175-1)

L'obesità è più pericolosa del fumo.
L'obesità è seconda solo al fumo come causa di morte prematura nei paesi occidentali. E in un editoriale di commento Barry Graubard del National Cancer Institute di Bethesda, in Maryland, discute i limiti metodologici degli studi di coorte che mettono in correlazione l'indice di massa corporea con la mortalità, spiegando che è necessario migliorarne la pianificazione e la realizzazione, allo scopo di tradurre l'evidenza epidemiologica in linee guida più efficaci e migliori strategie di tutela della salute pubblica. «È improbabile che le sfide a livello globale in termini di sanità pubblica vengano risolte da insiemi di dati sempre più grandi senza ulteriori sviluppi nella progettazione degli studi clinici» conclude l'editorialista.
(The Lancet 2016. doi: 10.1016/S0140-6736(16)30175-1)

Le persone in sovrappeso sono maggiormente a rischio di manifestare il diabete.
Da uno studio pubblicato sulla rivista Bmc Public Health emerge che le strategie di sanità pubblica mirate a prevenire l'aumento di peso nella popolazione adulta hanno il potenziale per prevenire il doppio dei casi di diabete di tipo 2 (DM2) rispetto ai programmi diretti agli obesi a elevato rischio di sviluppare la patologia. Adina Feldman e i colleghi della Medical Research Council (Mrc) Epidemiology Unit all'Università di Cambridge, Regno Unito, in collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina Clinica dell'Università di Umeå hanno analizzato i dati di 33.184 persone fra 30 e 60 anni sottoposte a due valutazioni dello stato di salute a dieci anni di distanza l'una dall'altra tra il 1990 e il 2013 come parte del progetto VIP, «Västerbotten Intervention Programme», partito nel 1985 e basato sull'educazione alimentare. Analizzando i dati gli autori hanno potuto stimare l'importanza delle variazioni di peso corporeo nell'arco di un decennio in termini di incidenza di diabete di tipo 2 a livello di popolazione.
(Bmc Public Health 2017. doi: 10.1186/s12889-017-4081-6 )

Il diabete si può evitare.
«I risultati ottenuti sono stati normalizzati per potenziali fattori confondenti tra cui sesso, età, anno di calendario, storia familiare di diabete, uso del tabacco, istruzione e stato civile» scrivono i ricercatori, che così facendo hanno scoperto che se tutti coloro che avevano guadagnato peso lo avessero mantenuto stabile indipendentemente dal peso iniziale, si sarebbe potuto evitare un caso di diabete di tipo 2 incidente su cinque nella popolazione oggetto di studio. Viceversa, sulla base di precedenti ricerche Feldman e colleghi hanno calcolato che se gli individui ad alto rischio di diabete, ossia tutti quelli con indice di massa corporea superiore a 30, fossero sottoposti a un programma di controllo ponderale, si eviterebbe solo un caso di diabete di tipo 2 incidente su dieci.
(Bmc Public Health 2017. doi: 10.1186/s12889-017-4081-6 )

La prevenzione dell'obesità evita il diabete.
«Questi risultati dimostrano che una strategia di popolazione che promuove la prevenzione dell'aumento di peso in età adulta ha il potenziale di evitare più del doppio dei casi di diabete di tipo 2 incidente rispetto a molti programmi attuali, mirati esclusivamente a controllare il peso negli obesi ad alto rischio di diabete» conclude la ricercatrice.
(Bmc Public Health 2017. doi: 10.1186/s12889-017-4081-6 )

L'obesità è una pandemia
Il rapido aumento del burden delle malattie legate a un elevato indice di massa corporea (Imc) evidenzia la necessità di continuare a concentrarsi sulla sorveglianza dell'indice stesso e sull'identificazione, l'attuazione e la valutazione degli interventi evidence based per risolvere questo problema, secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. «Sebbene in molti paesi la crescente pandemia di obesità abbia ricevuto maggiore attenzione, gli effetti di questa attenzione sulle tendenze e sull'onere della malattia rimangono incerti» spiega Ashkan Afshin, della University of Washington di Seattle, che ha collaborato al gruppo di studio Global Burden of Disease (Gbd) 2015.
(N Engl J Med. 2017. doi: 10.1056/NEJMoa1614362)(N Engl J Med. 2017. doi: 10.1056/NEJMe1706095)